giovedì 24 maggio 2012
Suor Attilia
25/01/2012
Oggi sono in ospedale che aspetto il turno del pronto soccorso a Careggi è passata un'ora e sono le 09,33.
Quando ho conosciuto, suor, Suor Attilia ero al Maria Vittoria (Torino) forse per un ascesso gluteo. Mi sono rimaste due immagini: il consiglio di cambiare ogni giorno le mutande e una grossa bistecca con la notazione che per un uomo ci voleva. La ricordo in modo sbiadito energica, pragmatica, giovanile, disponibile al servizio, materna ma senza fronzoli. Una piacevole presenza che mi accompagna nel ricordo e nella preghiera (p. a modo mio). Mi ha insegnato e trasmesso il valore della semplicità di fare il proprio dovere.
Pensavo però a lei come donna che abbracciando la regola (ma gradisco chiamarla consuetudine) monastica ha rinunciato a tutti i percorsi affettivi e fisicamente appaganti che sono i più naturali ed atavicamente istintivi.
Perché una suora deve rinunciare al sesso e a se stessa per servire il prossimo. È lo stesso motivo per cui il militare deve uccidere un suo simile vestito in modo diverso da lui.
Questo motivo è la regola partorita dai postulati.
Quanta umanità, quanti esseri umani vengono costretti a essere monchi e ad agire lontano dai propri sentimenti ed aspirazioni e per obbiettivi positivi o negativi nei riguardi del prossimo. Le due immagini sono il Cristo crocifisso che stramazza colpito a morte da un arma e il malato curato o accompagnato verso la soglia celeste da una mamma Maria, o Teresa (da Calcutta) o Attilia.
La spazzatura di Napoli mi sembra la parafrasi del pianeta terra dove si buttano cose anche preziose e quelle destinate a putrefazione, insieme.
Io vorrei che tutto questo cambiasse a favore di ogni essere umano, di tutti.
Spero che la tua preghiera costante, Suor Attilia si materializzi in un mondo nuovo e giusto.
Per ora grazie.
Dimenticavo, salutami tutti quelli come te ...
Ciao, e scusami per il disturbo.
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