giovedì 16 ottobre 2014

TURBOCONSUMATORI BULIMICI? AHI AHI AHI!

FACCIAMO L'ECONOMIA-COME COSTRUIRE UNA NUOVA SOCIETÀ DELL'ABBONDANZA

DI SERGE LATOUCHE - repubblica.it

Viviamo in una società della crescita. Cioè in una società dominata da un'economia che tende a lasciarsi assorbire dalla crescita fine a se stessa, obiettivo primordiale, se non unico, della vita. Proprio per questo la società del consumo è l'esito scontato di un mondo fondato su una tripla assenza di limite: nella produzione e dunque nel prelievo delle risorse rinnovabili e non rinnovabili, nella creazione di bisogni - e dunque di prodotti superflui e rifiuti - e nell'emissione di scorie e inquinamento (dell'aria, della terra e dell'acqua).

Il cuore antropologico della società della crescita diventa allora la dipendenza dei suoi membri dal consumo. Il fenomeno si spiega da una parte con la logica stessa del sistema e dall'altra con uno strumento privilegiato della colonizzazione dell'immaginario, la pubblicità. E trova una spiegazione psicologica nel gioco del bisogno e del desiderio. Per usare una metafora siamo diventati dei «tossicodipendenti » della crescita. Che ha molte forme, visto che alla bulimia dell'acquisto - siamo tutti «turboconsumatori » - corrisponde il workaholism, la dipendenza dal lavoro. Un meccanismo che tende a produrre infelicità perché si basa sulla continua creazione di desiderio. Ma il desiderio, a differenza dei bisogni, non conosce sazietà. Poiché si rivolge ad un oggetto perduto ed introvabile, dicono gli psicoanalisti.



Senza poter trovare il «significante perduto», si fissa sul potere, la ricchezza, il sesso o l'amore, tutte cose la cui sete non conosce limiti. (...) Anche per questo ci serve immaginare un nuovo modello. Economico ed esistenziale. Così la ridefinizione della felicità come «abbondanza frugale in una società solidale» corrisponde alla forza di rottura del progetto della decrescita. Essa suppone di uscire dal circolo infernale della creazione illimitata di bisogni e prodotti e della frustrazione crescente che genera, e in modo complementare di temperare l'egoismo risultante da un individualismo di massa. Uscire dalla società del consumo è dunque una necessità, ma il progetto iconoclasta di costruire una società di «frugale abbondanza» non può che suscitare obiezioni e scontrarsi con delle forme di resistenza, qualunque siano i corsi e i percorsi della decrescita.

Innanzitutto, ci si chiederà, l'espressione stessa abbondanza frugale non è forse un ossimoro peggiore di quello giustamente denunciato dello sviluppo sostenibile? Si può al massimo concepire ed accettare una «prosperità senza crescita», secondo la proposta dell'ex consigliere per l'ambiente del governo laburista, Tim Jackson, ma un'abbondanza nella frugalità è davvero eccessivo! In effetti, fintanto che si rimane chiusi nell'immaginario della crescita, non si può che vedervi un'insopportabile provocazione. Diversamente invece, se usciamo da certe logiche, può risultare evidente che la frugalità è una condizione preliminare rispetto ad ogni forma di abbondanza.

L'abbondanza consumista pretende di generare felicità attraverso la soddisfazione dei desideri di tutti, ma quest'ultima dipende da rendite distribuite in modo ineguale e comunque sempre insufficienti per permettere all'immensa maggioranza di coprire le spese di base necessarie, soprattutto una volta che il patrimonio naturale è stato dilapidato. Andando all'opposto di questa logica, la società della descrescita si propone di fare la felicità dell'umanità attraverso l'autolimitazione per poter raggiungere l'"abbondanza frugale". Come ogni società umana, una società della decrescita dovrà sicuramente organizzare la produzione della sua vita, cioè utilizzare in modo ragionevole le risorse del suo ambiente e consumarle attraverso dei beni materiali e dei servizi. Ma lo farà un po' come quelle «società dell'abbondanza » descritte dall'antropologo Marshall Salhins, che ignorano la logica viziosa della rarità, dei bisogni, del calcolo economico.

Questi fondamenti immaginari dell'istituzione dell'economia devono essere rimessi in discussione. Jean Baudrillard lo aveva ben visto a suo tempo quando disse che «una delle contraddizioni della crescita è che produce allo stesso tempo beni e bisogni, ma non li produce allo stesso ritmo». Ne risulta ciò che egli chiama «una depauperizzazione psicologica », uno stato d'insoddisfazione generalizzata, che definisce, egli afferma, «la società della crescita come il contrario di una società dell'abbondanza». La vera povertà risiede, in effetti, nella perdita dell'autonomia e nella dipendenza.

Un proverbio dei nativi americani spiega bene il concetto: «Essere dipendenti significa essere poveri, essere indipendenti significa accettare di non arricchirsi». Siamo dunque poveri, o più esattamente miseri, noi che siamo prigionieri di tante protesi. La ritrovata frugalità permette precisamente di ricostruire una società dell'abbondanza sulla base di ciò che Ivan Illich chiamava «sussistenza moderna». Ovvero «il modo di vivere in un'economia post-industriale, all'interno della quale le persone sono riuscite a ridurre la loro dipendenza rispetto al mercato, e ci sono arrivate proteggendo - attraverso strumenti politici - un'infrastruttura nella quale le tecniche e gli strumenti servono, in primo luogo, a creare valori d'uso non quantificati e non quantificabili da parte dei fabbricanti di bisogni professionisti ». La crescita del benessere è dunque la strada maestra della decrescita, poiché essendo felici si è meno soggetti alla propaganda e alla compulsività del desiderio. Molte di queste opzioni implicano un cambiamento della nostra attitudine anche rispetto alla natura.

Mi ricordo ancora la mia prima arancia, trovata nella mia scarpa a Natale, alla fine della guerra. Mi ricordo anche, qualche anno più tardi, dei primi cubetti di ghiaccio che un vicino ricco che aveva un frigorifero ci portava le sere d'estate e che noi mordevamo con delizia come delle leccornie.

Una falsa abbondanza commerciale ha distrutto la nostra capacità di meravigliarci di fronte ai doni della natura (o dell'ingegnosità umana che trasforma questi doni). Ritrovare questa capacità suscettibile di sviluppare un'attitudine di fedeltà e di riconoscenza nei confronti della Terra-madre, o anche una certa nostalgia, è la condizione di riuscita del progetto di costruzione di una società della decrescita serena, come anche la condizione necessaria per evitare il destino funesto di un'obsolescenza programmata dell'umanità.

Serge Latouche

sabato 12 aprile 2014

BRIGANTI D'AMORE


Propongo una visione mia personale che spero venga condivisa da qualcuno.

Il titolo è: BRIGANTI D’AMORE

Per una missione di pace il termine Brigante non sembra adeguato e l’esempio tramandato dai Vangeli e dalla storia è un parco sconfinato di Grandi persone cui si sarebbe potuta trovare ispirazione. Ho scelto brigante perché è un esempio di come fino a oggi si risponde a violenza con altra violenza. Brigante è una risposta errata perché violenta, è un periodo storico in Basilicata e dintorni di reazione alla miseria e contemporaneamente di partecipazione al Risorgimento che determinò la successiva Italia. Brigantaggio, Risorgimento, Fenestrelle vero Lager, Esercito Piemontese, Re Francesco, leggi speciali, violenza, Guerre Mondiali, Lager, Fame, Guerre attuali, droga, dipendenze psicologiche, i miei inconsapevoli ex vicini di casa a Torino le Brigate Rosse, i partiti, gli stipendi speciali, le caste, il falso benessere. Tutta questa elencazione fa capo ad una semplice scelta, mancata scelta, che è indispensabile fare per vivere: io=iotu. “Se non puoi amare il tuo prossimo almeno rispettalo”.

Voglio però ancora spiegare che il termine Brigante e la parola Amore siano due cose che concordano perfettamente in quanto: “La forza nasce per violenza e more per libertà”. Come tutti i contrari servono a poter conoscere il bene e il male nella loro infinita variabilità e anche relatività. Per me Brigante è un modo di sentire, sulla carne smembrata di alcuni miei corregionali, la violenza  e di sublimare la violenza perché diventi amore. Brigante è un termine che non va d’accordo né con Pace, né con sprovveduto o con la sua variante “sudicia”: fesso. Quindi è un avviso per noi stessi e per gli altri. L’amore non ha bisogno di commenti se siamo qui a discutere è perche amore ci ha preservato, curato e anche viziato (viziato vale soprattutto per il centro sud ma le mamme sono ineccepibili a tutte le latitudini).

Quindi i BRIGANTI D’AMORE  che cosa vogliono essere?

La risposta sarebbe: un movimento ma per ora sono solo io che penso fra me e me. Però la base teorica è l’immedesimazione del proprio io con quello degli altri in modo da creare uno spazio di vita confortevole e fonte di progresso per tutti. Se non puoi amare il tuo prossimo almeno rispettalo.

Come fare per realizzare questo? Bisogna creare uomini che aderiscono al postulato io=iotu.

Perché dovrebbero aderire? Bene, non voglio scomodare la Storia da cui si comprende che è meglio vivere che morire. Il motivo è semplice ed è: per paura di morire e/o per amore. Quindi il nome BRIGANTI D’AMORE diventa molto efficace a ricordare quel bivio dove esistono due strade una che porta al bene e una al male; ogni giorno, ogni ora noi lo possiamo imboccare nella direzione che crediamo più opportuna. Un altro motivo per aderire è quello che identifica un altro bene materiale e immateriale che è il vero benessere. Ora mi aspetta l’arduo compito di definire un concetto del vero benessere che ha una valenza molto relativa ma con delle delimitazioni ben precise che sono contenute tutte nella Costituzione Italiana. Molto spesso per definire un’entità dobbiamo trovare degli altri concetti che delimitano quel parametro. Essere ammalati non è vero benessere, essere drogati, fumare, lavorare in una azienda come l’Eternit, dover vivere in una zona dove l’acqua e/o l’aria sono avvelenate, vivere per pagare le criminalità organizzate, pensare che la donna sia da pagare per poterne fruire come una bambola gonfiabile, lo stesso per altre opzioni di prostituzione, non rispettare i dieci comandamenti, non essere convinti che ogni nostra azione che non rispetti il prossimo sia deleteria anche per noi stessi.

In queste mie affermazioni qualcuno potrebbe scorgere un’adesione alla religione cristiana che renderebbe inutili e superflui tutti i miei sforzi esplicativi. Purtroppo i miei concittadini religiosi hanno una fede e dimenticano la loro base razionale isolandosi nell’affermazione: O credi o non credi … che diventa barriera per ogni ragionamento. Leggendo il loro Libro arrivano a negare anche l’evidenza scientifica e si appropriano di fenomeni inspiegabili definendoli miracoli o interventi di Dio. Per questo non mi attribuisco una religione ma una ragionevolezza (molto insufficiente) che mi pone nella consapevolezza di non sapere. La mia presunzione è di poter elaborare un modello della realtà. Oggi con i mezzi tecnologici e il libro di Collodi Pinocchio come riferimento semplice ma non semplicistico, si possono gestire quasi tutte le situazioni  presenti nelle società, le più diverse.

Le religioni dicono più o meno le cose che sostengo come base di una convivenza sociale, con la differenza che esiste, al loro interno, l’arte della pastorizia e il bene assoluto della Santità di cui vedo, dai frutti, essere il vero esempio da seguire. Mi chiedo però quale sia la differenza fra il sacrificio di Salvo D’Acquisto e quello di un altro eroe con un’altra divisa. Le religioni, gli stati diventano, nei comportamenti, come le singole persone e l’insieme è la fotocopia del singolo. L’incredibile oggi si è realizzato e i Kamikaze giapponesi si sono industrializzati sotto varianti religiose o comunque “fedi” che spengono ogni razionalità. Lo stesso processo ingenerato negli adolescenti e addirittura bambini, da Lucignolo 2.0 e successivi e futuri aggiornamenti che come virus informatici carpiscono, attraverso mode insulse, la volontà di piccoli divorati dalla Balena e destinati al macello. Ed esistono programmi anche per gli adulti che cadono anch’essi nelle reti gettate e governate da mani esperte e intrise di sangue; la tonnara non lascia scampo. ( Perché sento risuonare discorsi sovrapposti in uno spazio temporale a memoria di storia che inneggiano alla lotta, alla guerra, alla gloria, al macello, allo sterminio, facendoli passare come obbiettivo di vita per la creazione di Insiemi di Nazioni, ignorando la scia di morte e di olezzi nauseabondi e di numeri stampigliati su carne da macello e di sofferenze, ignorate dalla vittoria che miete anch’essa vittime “eroiche”? Ancora oggi nello specchio della storia vi sono azioni eroiche che cambiano valenza a seconda del punto di vista …)  

Io vorrei che non fosse tolto ad alcuno il diritto di vivere e per questo mi sento un BRIGANTE D’AMORE.

Questo detto, calandomi nella realtà di oggi in Italia, vista anche la crisi, per portare vera crescita a mio parere non vi sarebbe azione più efficace che creare il vero benessere e la vera edu-rieducazione smantellando nel contempo la criminalità organizzata.

Azioni immediate:

  1. SANITA’: Riorganizzazione dei Medici di base in strutture polispecialistiche per la diagnostica avanzata di tipo psicosomatico per prevenire la malattia ed identificare le devianze psicologiche, le eventuali dipendenze, e la presenza di un minimo di spazio di vita. Questo per controllare e indirizzare in modo migliore la terapia opportuna o la rieducazione.
  2. Droga a costo zero con controllo di ricetta medica obbligatoria con invito verso la disintossicazione che se rifiutata conduce verso il ritiro della patente e dell’assistenza sanitaria (salvo casi di urgenza)
  3. Giochi, prostituzione, fumo di sigaretta proibizione assoluta con indirizzamento verso sessualità non mercenaria, giochi non d’azzardo, aria pulita per tutti.
  4. Cartacce in qualsiasi luogo o rifiuti: obbligo di pulizia per tutti con rieducazione obbligatoria come per qualsiasi reato
  5. GIUSTIZIA: Abolizione del carcere con sistema di rieducazione a gironi danteschi dove si può arrivare per persistenza anche a lavori durissimi ma nel rispetto di dignità e diritti e dove anche il direttore del centro di rieducazione  deve sperimentare periodicamente la pena massima prevista onde garantirne la sopportabilità. Per contro se si collabora e si progredisce si può sempre risalire la china. Questo nel meglio dei sistemi di rieducazione con lavoro e cure psichiche ed emozionali oltre ad acculturazione. Nessuna conseguenza per l’ammissibilità nella società e nessuna durata della pena ma solo il risultato. Mezzi tecnologici di controllo applicati anche in forma preventiva. Sistema di giudice unico senza avvocati e ricerca della verità oggettiva e non della verità processuale. L’errore giudiziario è inefficace trattandosi di rieducazione che non fa mai male. Il principio della giustizia deve essere il giudizio obbiettivo tenuto conto del substrato culturale. Il controllo da autocontrollo e da reciproco controllo deve essere applicato a tutti anche con mezzi tecnologici. La prescrizione non è prevista. La patologia psichiatrica va curata e deve essere impedito in ogni modo possibile il nocumento verso chiunque.
  6. Fallimenti d’azienda consentiti solo con il rimborso di tutti i creditori che se non possibile sarà fatto dal fallito con lavoro fino al completo risarcimento.
  7. SCUOLA: Utile, efficace, educativa, polifunzionale, su misura per gli interessi del singolo, con percorsi emozionali e studio della storia discussa sul principio della verità storica (e con il dubbio legittimo della distorsione “giornalistica”) e per far maturare la sana avversione verso la violenza. Educazione fisica come esperienza dei propri limiti e di educazione al rispetto di se e degli altri. Educazione psicoaffettiva. Arti marziali per auto difesa e per coscienza non violenta. Yoga e coscienza delle infinite potenzialità della macchina umana ancora inesplorate.
  8. POLITICA: Missione senza alcun compenso salvo beni in natura necessari al sostentamento.
  9. LAVORO: si deve garantire a tutti come da Costituzione e fissare un minimo vitale al di sotto del quale si deve dare garanzia. Piuttosto si divide il reddito in parti uguali quando non vi sia di meglio. Uguaglianza ed intercambiabilità delle mansioni che non determinano valutazioni diverse nella retribuzione.  Collaborazione e non competizione, ottimizzazione, spirito di squadra unica.
  10. IMMIGRATI: Non devono in alcun modo pagare nulla per entrare in Italia ed è l’Italia che decide chi e quando entra trasportato da navi italiane gratuite o non entra. Questo per terminare la (implicita) complicità della nostra nazione a favore di chi, in modo criminale, all’origine impone un costo per ogni immigrato. Vendita di beni con provenienza illegale, senza le opportune autorizzazioni e accattonaggio: proibiti con rieducazione obbligatoria e tutela come per ogni cittadino Italiano.
     
    CONCLUSIONI:  con i soli punti 1 e 2 si sarebbe già risolta la crisi perché ci vorrebbero molti operatori qualificati che si dovrebbero formare e ci si approprierebbe dello Stato e di un reddito deleterio della criminalità che non avrebbe più l’alibi (che attualmente nemmeno si può definire alibi) della mancanza di futuro o dal cattivo esempio dei politici. Quanti miliardi potrebbero essere spesi in attività legali anziché essere esatti come puntuali tasse dalla C.O.?
    Questo sarebbe il vero risorgimento dell’Italia in cui tutti vorrebbero vivere e ricercare strade nuove per il miglior benessere dell’uomo e per un progresso reale di tutti.
     
    E qui mi fermo, ma voglio richiamare all’ attenzione una persona che ha cambiato il mondo in pochi decenni portando nelle nostre abitazioni una possibilità di cultura e di informazione infinita e che senza sforzo da parte nostra ci ha fatti diventare tutti scolari perfetti capaci di fotografare e riprodurre, copiare, stampare. Per contro si è creato anche la parte negativa il rovescio della medaglia cioè l’abuso e l’uso scorretto di una realtà sognata e oggi chiamata realtà virtuale. Questa persona è Bill Gates che insieme a sua moglie Melinda oggi con una fondazione stanno cambiando di nuovo il mondo, con fondi propri, lottano contro la malattia e per contrastare le prevaricazioni.
    Ora io penso che Bill e Melinda usino la ragione e con la ragione hanno stabilito che invece di vivere come Nababbi sia più produttivo (parola molto usata da Bill) fare Beneficienza salvare le vite dal Lager di oggi. Ieri c’era Fenestrelle dove sono morti parecchi uomini del sud Briganti e cafoni anche assassini o militari. Ma la morte è morte e nei lager nazisti si è raggiunta la scientifica industrializzazione risolvendo brillantemente la logistica e ibernando la propria umanità proprio come si ipotizza abbia fatto, inconsciamente o patologicamente, chi nella cronaca recente ha ucciso i genitori o i propri familiari. La violenza è anche l’abbaiar di cani che, con battibecchi dialettici inconcludenti, vogliono far prevalere la propria fede in campo di battaglia televisivo. Misura della violenza è anche un solo uomo privato dei diritti costituzionali. Le lotte politiche devono lasciare spazio a uomini incorruttibili che non cerchino onori per se, ma, con modestia, (e a costo zero) perseguano la razionale, oggettiva, pacifica, valutazione di scenari concreti, sempre perfezionabili, dinamici, ma atti a eliminare per sempre la discriminazione specie quella occulta e ricercare il vero benessere per tutti. Misura dell’efficacia sarà non avere in Italia figli legittimi con diritti acquisiti e figli illegittimi dai diritti negati. L’obbiettivo deve essere quello di creare una Grande Famiglia Italiana di esempio per il pianeta e modello esportabile di genio italico.
    Per questo ci vogliono tanti BRIGANTI D’AMORE, disposti anche a morire pur di non usare la  violenza, per questo si chiamano anche BRIGANTI.
    Se vuoi aderire al movimento clicca mi piace su https://www.facebook.com/francesco.vicino.18 e lo faremo tutti insieme iniziando a lavorare su noi stessi ma scegliendo le soluzioni più efficaci. Ci vorrà la partecipazione di tutti, nessuno escluso.
     
    Francesco Vicino

domenica 6 aprile 2014

UNA SERIE DI DOMANDE


06/04/2014
Un coniglio di cioccolata della Z….. mi guarda dalla mia scrivania dove io sto scrivendo al computer. È un regalo di mia moglie per la Pasqua. Io goloso l’avrei già mangiato se non fosse che lei mi ha detto di serbarlo per il giorno di Pasqua. Ma la cioccolata fa bene o fa male?. È difficile rispondere a questa domanda e solo su questo si potrebbe discutere per una vita. Se però il medico deve rispondere a questa domanda, effettuando gli opportuni accertamenti diagnostici potrebbe avere una percentuale di successo abbastanza alta nel determinare la verità e prendere una oculata decisione. Alla domanda se fa bene o male la cioccolata rispondeva una multinazionale in senso negativo nel tempo precedente all’acquisto di quasi tutte le fabbriche di cioccolata in Italia. Dopo averle acquisite la cioccolata fa bene e la pubblicità consiglia il buon cioccolato italiano. E anche gli ambienti scientifici, gli stessi del passato, hanno cambiato idea sulla opportunità di consumare cioccolato.

Non chiedere all’oste come è il suo vino.

La bugia Collodi l’aveva smascherata con l’azione di allungamento del naso in tempo reale. Ora è bugia se è non rispondenza alla realtà del verbo con coscienza dell’inganno. Se esiste convinzione errata non è bugia ma errore. La bugia è crimine verso il prossimo e verso se stessi. L’errore in buona fede è presunzione di realtà difficilmente distinguibile ma moralmente accettabile.

Bugia ed errore sono le origini dell’inaffidabilità umana.

Il pianeta terra è sempre stato popolato da uomini che in concorrenza fra loro hanno, allo scopo di prevalere, sempre agito con la guerra che altri non è che un confronto senza regole dove la bugia e l’errore sono origine irrazionale che crea morte.

Oggi guardando il telegiornale possiamo vedere bene ciò che è l’allungamento del naso di oggi. Si muore per dire la propria verità (che non è detto che sia proprio verità assoluta). Coloro cui cresce di più  e meritatamente (veri bugiardi) sono i più pericolosi e hanno consciamente o inconsciamente il loro modello ideale nei campi di sterminio Hitleriani o negli assalti dalle trincee della seconda guerra mondiale o nelle guerre al tempo dei Romani.

Naturalmente la bugia non finisce mai. infatti esistono guerre giuste e ingiuste per la storia e per la cultura dei vari popoli. La guerra è sempre negativa e quando inizia è tardi per porvi rimedio. Esemplificando è come voler giustificare un uomo che uccide una donna a martellate o una donna che avvelena un uomo. Un tempo esisteva il delitto d’onore. Oggi al telegiornale vediamo donne islamiche costrette in schiavitù, donne costrette sui marciapiedi e altri fenomeni da dipendenza che portano all’autodistruzione per soddisfare la voracità di organizzazioni che con promesse alla Lucignolo soggiogano uomini fragili.

Ora, per finire con la guerra (guerra è ogni azione o pensiero che limiti i diritti di un proprio simile) e iniziare con la collaborazione in una nuova struttura sociale vedo un'unica possibilità: usare la ragione.

La domanda è: in guerra chi è sicuro di sopravvivere? Io dico nessuno e non ho timore di sbagliare.

Altra domanda: come si fa per convivere in pace? Identificare io stesso che mi voglio bene con l’altro, e, per paura della guerra o per il gusto della pace rispettarlo, almeno, se non è possibile amarlo.

Rispondendo a queste due domande il problema si risolve al netto della tendenza a dire bugie e/o essere poco informati e quindi cadere in errore. A porre gli argini insormontabili a questo piccolo difettuccio ci deve essere una struttura sociale semplice, inflessibile, garante per tutti, ma proprio tutti, del vero benessere.

Ho una serie di domande da fare a vari livelli:

  1. Al Papa chiederei: non pare essere la Fede una limitazione della ragione su argomenti incerti e a volte creati in modo acritico, per tradizione? E poi non può costituire la Fede un elemento di separazione fra religioni che si pongono in presunzione di unica verità e che generano guerre “giuste” perche generate da fedi cieche? Io sento onesta la ragione orientata al bene dal Dio infinito che non può essere contenuto per intero da nessuna dottrina.
  2. Alle istituzioni italiane chiederei se la Costituzione applicata davvero è valore massimo per l’Italia nella misura di perseguire il vero benessere di ogni e di tutti i cittadini? E la non applicazione ad un solo cittadino non è valore tale da mettere in discussione ogni e tutte le leggi dello Stato?
  3. A tutti gli uomini del pianeta, me compreso chiederei: volete vivere o morire? Il rispetto per gli altri se stessi  può essere una soluzione? Se la vostra risposta è si, sono d’accordo, ma se avete una soluzione migliore, per favore esponetela e dimostratela. Non vi consiglio di provare a combattere a sfavore di un vostro simile, sarebbe inevitabilmente pericoloso.
  4. A coloro che decidono avendone il potere il destino del pianeta io chiedo: non è ora di sostituire la massima prepara la guerra per avere la pace, con perseguiamo il vero benessere di tutti e dimentichiamo per sempre la guerra. Guardate, per ora, la sofferenza è l’unica padrona e un giorno prenderà anche voi e tutti moriremo.
  5. È razionale competere quando è possibile collaborare?
  6. Che cosa impedisce il disarmo? Forse la possibilità che un fratello possa essendo in errore, usare le armi nucleari? Già ma chi sopravviverebbe a una serie di esplosioni nucleari?
  7. Siamo folli se non inventiamo una polizia suprema fatta di tecnologia e uomini incorruttibili che oggi si chiamano volontari e rischiano la vita per portare sollievo ai loro simili prigionieri dei numerosi Lager che esistono sul pianeta.
  8. Avrei tante domande ed alcune soluzioni ma la tragedia maggiore di oggi è la non possibilità di parlare con nessuno per via che la politica e fatta dai partiti e come le religioni non ammettono discussioni al di là dei loro statuti e dei loro credi politici. Inoltre l’incomunicabilità e la lotta dialettica (fatta molto spesso di grida e di sterili accuse nei luoghi del passato) etichettano e distruggono la vera discussione che è fatta di cose semplici e dimostrabili, la famosa riduzione ai minimi termini, l’ascolto. Nei partiti si sperimenta ma con la limitazione di un vero e proprio handicap cioè l’interesse personale. Come possiamo aver fiducia di mercenari della politica? Non è meglio affidare la politica a volontari competenti e non interessati al denaro o agli onori, ma solo al perseguimento del vero benessere di ogni singolo cittadino, incluso anche il proprio?
  9. Ultima domanda a chi come me è padre: vogliamo vedere i nostri figli e figlie di morire di anoressia, di droga, di dipendenze sempre nuove e sempre più sofisticate e ineludibili. Vogliamo vedere morire tanti innocenti tante donne tanti imprenditori tanti lavoratori?
  10. Chi è felice?