Corleto P. 10/01/2005
Muore un bimbo, esiste una colpa
della società?
Io dico di sì.
Mi riferisco a tanti casi di
cronaca e ultimo il più tragico e rappresentativo dell’ignorante degrado della
nostra società quello di un bimbo deceduto (si fa per dire, in realtà non ha
mai avuto la possibilità di vivere) nella Regione Puglia. Non so citare
riferimenti precisi del caso ma mi hanno colpito le fotografie dei genitori ed
anche i loro profili sintetici tracciati da un cronista di telegiornale (forse
locale). Il padre, pregiudicato, drogato e sfruttatore (in sintesi). La madre
prostituta e gia questo per me è titolo sufficiente.
Ora per me, se in un nucleo
familiare accade che un figlio devii in qualche modo dal percorso di
rettitudine e buone indicazioni date dalla famiglia, i genitori hanno l’obbligo
a vario titolo di intervenire per tentare di curare questa devianza. La società
è assimilabile a una famiglia e pertanto nel caso specifico ha fallito per
almeno tre volte. Nel caso del padre perché non ha fatto le azioni necessarie
per riportarlo sulla via della legalità curando anche la sua devianza in merito
alla droga. Nel caso della mamma verso cui doveva essere attuata un’azione
volta a toglierla da quella deleteria condizione. Per la figlia poi ed è
certamente la più grave trattandosi di una figura certamente innocente non ha
saputo garantire i suoi diritti primari.
Legalmente se giustizia vi fosse
questa bimba intesa come cittadino, avrebbe diritto a un risarcimento che
quando non possibile per lei stessa dovrebbe costituire fondo per evitare casi
analoghi.
Per questo motivo in perfetta
sintonia con le mie origini lucane e quindi divise fra la sopportazione eterna
femminile e con la tremenda e disperata reazione del brigante e con una
commistione dei due sentimenti, dichiaro ufficialmente (quasi dimenticavo che
ho anche assistito al fenomeno 1968 e brigate rosse) guerra all’attuale società
italiana.
Per fare la guerra bisogna stilare
un programma bellico e scegliere una strategia vincente che condenso in dieci
punti: (mi scuso se potrebbero esserci delle ripetizioni nei susseguenti punti.)
1)
LA VIOLENZA NON PORTA DA NESSUNA PARTE.
2)
LA DIFESA E’ CONSENTITA E DEVE ESSERE STUDIATA PER
RENDERE RIDICOLO CHI PORTA OFFESA.
3)
LA GUERRA E’ PROPORRE STR ADE
ALTERNATIVE E PRETENDERE CHE SIANO QUESTE (SOLUZIONI) TESTATE, SPERIMENTATE,
PERFEZIONATE E MESSE IN PRATICA.
4)
PRETENDERE E’ PARTECIPARE AMMETTENDO SERENAMENTE I
PROPRI ERRORI DI VALUTAZIONE (proposti) SE QUESTI SONO EVIDENZIATI DALLA PROVA
PRATICA NUCLEARE CHE DEVE ESSERE FATTA SE VI SONO I PRESUPPOSTI LOGICI
ANALITICI.
5)
IL CONFRONTO VERBALE DEVE SEMPRE ESSERE DISCORSIVO E
PACATO, SU BASI LOGICHE E PREOCCUPATO PRIMA DI COMPRENDERE A FONDO, POI DI
COMUNICARE.
6)
SE IL CONFRONTO DIVENTA ANIMATO SI DEVONO ANALIZZARE LE
CAUSE DI CIO’ PERCHE’ CI PUO’ ESSERE UN MALINTESO O UN PROBLEMA.
7)
LA DISCUSSIONE ANALITICA E’ SEMPRE PACATA PERCHE’ SI
BASA SULL’ADERENZA DEL VERBO (INTESO COME PAROLA VOCALE O SCRITTA) ALLA REALTA’
OGGETTIVA CHE TIENE CONTO ANCHE DELLA PERCEZIONE INDIVIDUALE DELL’INTERLOCUTORE.
8)
LA COMUNICAZIONE E’ L’ARMA FONDAMENTALE DELLA GUERRA.
9)
LA BUONA VOLONTA’ E’ IL MOTORE DI TUTTE LE GUERRE.
10) LA
GUERRA QUESTA E NON L’ALTRA E’ COSA BUONA E GIUSTA.
Dopo aver scritto questo decalogo
sentendo il telegiornale mi sono reso conto che il messaggio del papa contiene
le stesse considerazioni che a parole tutti auspicano a livello mondiale:
CONDIVISIONE DEI BENI DELLA TERRA PER RIPARTIRE EQUAMENTE LE POSSIBILITA’ DI
VITA CHE IL PIANETA CI DISPENSA MA CHE NOI TUTTI SPERPERIAMO NEL DISORDINE.
Ora mi chiedo se intanto in
Italia non sia il caso di attuare semplicemente ciò che è già previsto dalla
Costituzione ma con uno spirito di genitore guerriero che non vuole che i suoi
figli, tutti i poveri figli d’Italia debbano cadere nel solito campo dei miracoli
dove il gatto e la volpe vanno a dissotterrare le povere monete piantate ingenuamente.
Monete a volte vere a volte tragicamente
simboliche sempre intrise di sangue. Sangue e sudore veri. Per difendere
questi diritti negati è necessaria una guerra, purtroppo con altri morti veri.
Infatti quella di cui sopra la potevo chiamare Pace, ma purtroppo è una guerra
(quella del decalogo di cui sopra e a quelle condizioni) vera, totale, l’ultima, ma vale la pena di combatterla per i nostri
figli, tutti.
A questo punto serve un’armata:
chi vuole condividere questo percorso?
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