giovedì 17 maggio 2012

L' UNICA GUERRA GIUSTA



Corleto P. 10/01/2005



Muore un bimbo, esiste una colpa della società?

Io dico di sì.

Mi riferisco a tanti casi di cronaca e ultimo il più tragico e rappresentativo dell’ignorante degrado della nostra società quello di un bimbo deceduto (si fa per dire, in realtà non ha mai avuto la possibilità di vivere) nella Regione Puglia. Non so citare riferimenti precisi del caso ma mi hanno colpito le fotografie dei genitori ed anche i loro profili sintetici tracciati da un cronista di telegiornale (forse locale). Il padre, pregiudicato, drogato e sfruttatore (in sintesi). La madre prostituta e gia questo per me è titolo sufficiente.

Ora per me, se in un nucleo familiare accade che un figlio devii in qualche modo dal percorso di rettitudine e buone indicazioni date dalla famiglia, i genitori hanno l’obbligo a vario titolo di intervenire per tentare di curare questa devianza. La società è assimilabile a una famiglia e pertanto nel caso specifico ha fallito per almeno tre volte. Nel caso del padre perché non ha fatto le azioni necessarie per riportarlo sulla via della legalità curando anche la sua devianza in merito alla droga. Nel caso della mamma verso cui doveva essere attuata un’azione volta a toglierla da quella deleteria condizione. Per la figlia poi ed è certamente la più grave trattandosi di una figura certamente innocente non ha saputo garantire i suoi diritti primari.

Legalmente se giustizia vi fosse questa bimba intesa come cittadino, avrebbe diritto a un risarcimento che quando non possibile per lei stessa dovrebbe costituire fondo per evitare casi analoghi.

Per questo motivo in perfetta sintonia con le mie origini lucane e quindi divise fra la sopportazione eterna femminile e con la tremenda e disperata reazione del brigante e con una commistione dei due sentimenti, dichiaro ufficialmente (quasi dimenticavo che ho anche assistito al fenomeno 1968 e brigate rosse) guerra all’attuale società italiana.

Per fare la guerra bisogna stilare un programma bellico e scegliere una strategia vincente che condenso in dieci punti: (mi scuso se potrebbero esserci delle ripetizioni nei susseguenti punti.)

1)      LA VIOLENZA NON PORTA DA NESSUNA PARTE.

2)      LA DIFESA E’ CONSENTITA E DEVE ESSERE STUDIATA PER RENDERE RIDICOLO CHI PORTA OFFESA.

3)      LA GUERRA E’ PROPORRE STRADE ALTERNATIVE E PRETENDERE CHE SIANO QUESTE (SOLUZIONI) TESTATE, SPERIMENTATE, PERFEZIONATE E MESSE IN PRATICA.

4)      PRETENDERE E’ PARTECIPARE AMMETTENDO SERENAMENTE I PROPRI ERRORI DI VALUTAZIONE (proposti) SE QUESTI SONO EVIDENZIATI DALLA PROVA PRATICA NUCLEARE CHE DEVE ESSERE FATTA SE VI SONO I PRESUPPOSTI LOGICI ANALITICI.

5)      IL CONFRONTO VERBALE DEVE SEMPRE ESSERE DISCORSIVO E PACATO, SU BASI LOGICHE E PREOCCUPATO PRIMA DI COMPRENDERE A FONDO, POI DI COMUNICARE.

6)      SE IL CONFRONTO DIVENTA ANIMATO SI DEVONO ANALIZZARE LE CAUSE DI CIO’ PERCHE’ CI PUO’ ESSERE UN MALINTESO O UN PROBLEMA.

7)      LA DISCUSSIONE ANALITICA E’ SEMPRE PACATA PERCHE’ SI BASA SULL’ADERENZA DEL VERBO (INTESO COME PAROLA VOCALE O SCRITTA) ALLA REALTA’ OGGETTIVA CHE TIENE CONTO ANCHE DELLA PERCEZIONE INDIVIDUALE DELL’INTERLOCUTORE.

8)      LA COMUNICAZIONE E’ L’ARMA FONDAMENTALE DELLA GUERRA.

9)      LA BUONA VOLONTA’ E’ IL MOTORE DI TUTTE LE GUERRE.

10)  LA GUERRA QUESTA E NON L’ALTRA E’ COSA BUONA E GIUSTA.



Dopo aver scritto questo decalogo sentendo il telegiornale mi sono reso conto che il messaggio del papa contiene le stesse considerazioni che a parole tutti auspicano a livello mondiale: CONDIVISIONE DEI BENI DELLA TERRA PER RIPARTIRE EQUAMENTE LE POSSIBILITA’ DI VITA CHE IL PIANETA CI DISPENSA MA CHE NOI TUTTI SPERPERIAMO NEL DISORDINE.

Ora mi chiedo se intanto in Italia non sia il caso di attuare semplicemente ciò che è già previsto dalla Costituzione ma con uno spirito di genitore guerriero che non vuole che i suoi figli, tutti i poveri figli d’Italia debbano cadere nel solito campo dei miracoli dove il gatto e la volpe vanno a dissotterrare le povere monete piantate ingenuamente. Monete a volte vere a volte tragicamente  simboliche sempre intrise di sangue. Sangue e sudore veri. Per difendere questi diritti negati è necessaria una guerra, purtroppo con altri morti veri. Infatti quella di cui sopra la potevo chiamare Pace, ma purtroppo è una guerra (quella del decalogo di cui sopra e a quelle condizioni) vera, totale, l’ultima,  ma vale la pena di combatterla per i nostri figli, tutti.

A questo punto serve un’armata: chi vuole condividere questo percorso?

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